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INTRODUZIONE DI ALESSANDRO SCARPELLINI

Pubblicato il 02/09,2008

      "Ballate con i lupi e contate le stelle

incluse quelle invisibili

(Lawrence Ferlinghetti, Cos'è la poesia):

                                        

    Dario è un viaggiatore, si tuffa col corpo e con la mente in tutti i colori del mondo… anche in quelli della notte, della malinconia, della confusione, del caos.   Cerca la verità (che forse non esiste), il senso della vita, la voce di Dio (anche se si crede ateo) in luoghi diversi ed altri, nella follia, nell’altro mondo (anche se non sa da quale parte sia).   Spera forse che un soffio di vento riveli in una lingua chiara od oscura la ragione segreta di vivere od esistere… che si nasconde nelle cose di tutti i giorni, in uno sguardo, nell’amore, nell’abisso e nel cielo dei pensieri, nella malinconia, nell’allegria di una trasgressione, nella bestemmia pronunciata per bisogno di dolcezza, nella quotidianità di cui siamo responsabili e prigionieri.   Forse ha ragione Camus, quando, nelle prime pagine di “Il mito di Sisifo”, rivela che la domanda essenziale, la sola domanda che ha ragione di essere, è se la vita vale la pena di essere vissuta o negata.   Castellina è uno strano, suggestivo e quieto posto sulle colline, ha davanti al mare e alle spalle boschi di grandi e giovani alberi che il vento a volte sferza o accarezza. Se vai alla terrazza davanti al municipio, nelle giornate che non sono coperte da nebbia o velate da foschia, riesci a vedere lontane la Gorgona e la Capraia, talvolta persino i monti della lontana Corsica. In certe giornate il mare pare un pensiero che non finisce e non è limitato da orizzonti, linee che separano il cuore dal corpo. Qui, dalle viscere della terra, i cavatori, che a volte avevano i polmoni pieni di polvere bianca,  estraevano alabastro per le case dei ricchi.   A Dario piace varcare le Colonne d’Ercole del pensiero, avventurarsi in terre sconosciute dove forse s’erge Atlantide o l’Isola che non c’è. E’ un sognatore.   L’inquietudine, purtroppo o per fortuna, non ti fa accontentare del verde diverso dei boschi, dei declivi rocciosi, del sole che ti tocca e ti prende, del vento che soffia, della vista di spazi di mare e di terre lontane, ma ti spinge verso altri luoghi di te e del mondo.   Cerchi la risposta a domande che sai solo sillabare, pronunciare con voce incerta e di cui ancora non conosci la profondità, e, nello stesso tempo, hai dentro te la percezione che da qualche parte ci sia una  gioia nascosta, una musica vitale, un’armonia sepolta e sommersa.   Guardi le orme lasciate nella strada percorsa e vai verso un altro futuro, un futuro che non vorresti uguale a quello che pensi.   Persino la scrittura di Dario è un errare fra la parola aspra e tagliente, a volte dissacrante e ribelle, e quella ritmica / armonica di una poesia più tradizionale legata alle rime o alle assonanze. E’ come il filo dell’esistenza che a volte si intriga, si impiglia, si contraddice, si nega, si confonde, si imbroglia, si sfibra, si smarrisce…   Pare alla ricerca di un’armonia, di un accordo, di una canzone nascosta nella materia, nello scorrere delle ore e nel passare dei giorni che sembrano uguali.   Esistere non è facile per un inquieto e un sognatore in un paese tranquillo dove tutti si conoscono e dove si sa cosa accadrà il giorno dopo.   Lui cerca di esprimere il disagio dell’anima e la ricerca della bellezza, è un mare nero pieno di stelle che brillano lontane.                                                                    Alessandro Scarpellini


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