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'in particolare castellina' oggi ad Alessandria si presenta fuori da dentro ed il territorio che lo circonda

Pubblicato il 00:53, 03/01,2009

Grazie all'impegno di amici musicisti, pittori, e scrittori è stata possibile questa manifestazione all'interno del museo etnografico di Alessandria

gestito da Mirko Ulandi con grande cura e disponiblità.

STASERA MUSICA CON LA TAZZA DI ARIANNA (musiche popolari toscane)

CIAMPI ELIGIO ESPONE LA SUA INTROSPETTIVA PITTORICA

DARIO MANNARI PRESENTA FUORI DA DENTRO

ALDO CASTELLANI IL NOSTRO NOVECENTO

Un particolare ringraziamento va a Barbara e Marco ed all'amministrazione comunale


LEGGENDO SU INTERNET

Pubblicato il 08:18, 12/11,2008

INTERVISTA SU UN GIORNALE LOCALE...... QUALCHE TEMPO FA...........

Dario Mannari, l’inventore di Musica W, aveva 10 anni era già consigliere comunale del Pci, e come hobby cacciava cinghiali con una carabina giocattolo. Giacomo Falorni, organizzatore storico, (insieme a Zorba) aveva 9 anni girava con uno scooter truccato e molestava i bambini suoi coetanei. Stefano Mannari, l’attuale  presidente della ProLoco era lui che allora la organizzava, suonava nei Quark, band storica a Castellina che raccontava storie di paese. Cantavano delle canzoni davvero belle, che in paese si ricordano tuttora.

AVEVAMO 15 ANNI IL CUORE ESPLODVA DI EMOZIONI.... ED OGNI SERA CI ABBRACCIAVAMO...

PROVATECI VOI SE VI RIESCE GENTI PERSE CHE CREDETE DI MANOVRARE QUALCOSA DI VOSTRO 

 


GIACOMO COSTA GRANDE AMICO E MATEMATICO COMMENTA IL LIBRO COSė

Pubblicato il 22:32, 11/14,2008

Giacomo Costa

“Fuori da dentro”: le poesie di Dario                                                                                                                                                                    

  Ho letto la raccolta, e oso dire – anche se sono un economista e non un letterato- che Dario vi si rivela un poeta vero. Alcune delle sue poesie, mi sono proprio piaciute. Altre, forse la maggior parte, non le ho capite del tutto. Ma questa, senza dubbio, è colpa della mia scarsa fantasia, della mia incapacità di seguirlo nelle sue acrobazie di immagini, concetti, sentimenti. Ogni vero poeta ci fa sentire un po’ ossificati ma, al contempo, ci de-ossifica un po’…
  Per dirla tutta, due sono i gruppi di poesie che sono ancora in grado di apprezzare:

1)      le poesie imparate a memoria a scuola, con meno (alle elementari) o più (alle medie, soprattutto superiori) fatica e intima resistenza. Allora, erano solo un onere incomprensibile e ingiusto. Ora, sono parte del mio piccolo patrimonio linguistico, del mio repertorio categoriale; della mia grammatica esistenziale. Come del resto mostrerò in ciò che segue;

2)      le liriche (i testi) delle canzoni. Io penso che sia in definitiva attraverso le canzoni che la maggior  parte di noi resta in contatto con qualche espressione poetica moderna.

   Ora la cosa che mi ha colpito è che alcune delle poesie di Dario paiono gridare forte la loro disponibilità, il loro bisogno, di essere messe in musica. Penso ad esempio a Condizione, sicuramente una delle più caratteristiche e accessibili (ed entusiasmanti). Non potrebbe essere una canzone di Paolo Conte?  Anche lui poeta autentico, e per di più riconosciuto come tale addirittura dal conferimento del Premio Montale. Del resto anche la produzione di Dario non è priva di apprezzamento critico. Dopo aver letto la sua raccolta (non prima) sono andato, cercando lumi, a leggermi le brevi Prefazione e Introduzione. Entrambi gli autori, Paola Santamaria e Alessandro Scarpellini, si rivelano critici perspicaci e simpatetici, e mi hanno aiutato nel lavoro di approfondimento che richiede la comprensione di qualsiasi opera poetica.  Qui non voglio certo emularli proponendo una disamina critica di alcune poesie (magari quelle su cui mi senta più sicuro): Vorrei piuttosto fare un paio di considerazioni sul rapporto tra il poeta e la sua produzione.   A chi lo conosce forse solo superficialmente, come me, Dario sembra un giovane equanime, affabile, e pacifico. Non così, certamente, la sua poesia, nella quale si esprime l’estrema auto-conflittualità dell’uomo Dario, se vogliamo, dell’animale non addomesticato (e forse non addomesticabile) Dario: incontrovertibilmente (auto-) controvertente.  Come non pensare alle “eterne risse, che tu né sai né puoi lenir” di Davanti a S. Guido (non molto lontano di qui…) che tutti ai miei tempi mandavano a memoria? Compiango chi non abbia ritenuto questa bellissima poesia del Carducci, o L’Aquilone di Giovanni Pascoli, o A Silvia di Giacomo Leopardi. Sono queste poesie, a mio avviso, che ci fanno italiani. Per me la patria è l’intessersi di poesie, canzoni, pitture, statue, paesaggi, emozioni condivise proprio perché disponiamo di un grande fondo artistico comune. E’ certo mortificante che tanta gente creda in un demagogo da strapazzo come Berlusconi, anno dopo anno, decennio dopo decennio, orrore! secolo dopo secolo. Ma questo mi fa sentire più, non meno impegnato verso l’Italia. Una patria può anche essere una micidiale palla al piede, ma dei doveri di appartenenza che da essa scaturiscono non possiamo fare a meno.  Naturalmente, c’è la grande patria, l’Italia, nei confronti della quale Dario in Italia manifesta la sua amarezza, delusione, e disgusto, e c’è la piccola patria, Castellina, che vede quasi come un rifugio edenico. E a dire la verità, quando, tornando dal paese con la spesa, mi inerpico sulla via Solferino, ed entro, per così dire, nel cielo azzurro, i cui toni celesti sono arricchiti dal continuo movimento delle  nuvole, mi chiedo anch’io se venendo qui non abbia messo un piede in Paradiso. E i castellinesi, saranno angeli? A guardare la bellezza di parecchie fanciulle, verrebbe da crederlo…  Ma forse si tratta di illusioni pericolose. Si può anche passare all’estremo opposto, e credere che ad esempio Kirschberg, il piccolo paese in provincia di Graz, ai piedi delle Alpi austriache, dove il filosofo Ludwig Wittgenstein insegnava come maestro elementare, fosse un nido di serpi. Un giorno lo scrisse al suo maestro e amico, l’inglese Bertrand Russell.  “Caro Wittgenstein”, gli rispose a giro di posta Bertrand, “dovunque gli uomini sono malvagi”. E Ludwig, che non era particolarmente dotato di senso dell’umorismo, ebbe la dabbenaggine di rispondere “Ma qui di più”.


IL LIBRO IN MANO A GRANDI ARTISTI

Pubblicato il 22:42, 08/27,2008

DURANTE IL GRADE FESTIVAL MUSICAW HO AVUTO LA FORTUNA DI CONOSCERE CRISTIANO GODANO E LINDO FERRETTI CHE HANNO RICEVUTO UNA COPIA DEL LIBRO UN GRAZIE A CASTELLINA


A ROMA ALLA GRANDE

Pubblicato il 09:13, 05/29,2008

è Fatta a Roma bellisima giornata tra l'altro gli altri autori presenti al caffè culturale dell'800 c'erano dei simpaticissimi autori che hanno presentato altri libri. Peccato che non c'era troppa gente ..ma dice che pioveva ...ma speriamo ...POSSO DIRE DI SICURO CHE HO FATTO UNA GRANDE MANGIATA ALLA SERA IN UN POSTICINO CHE SI CHIAMA TITTO E MERY:

MENU'

-VINO A GOGO'-CALLETTI MARINATI-SFILACCINI DI CAVALLO-CARNE DI CAVALLO SECCA-BROCCOLI FRITTI-CAPONATA DI MELANZANE-PRIMI AL SUGO DI CODA-TRIPPA-CODA ALLA BACCINARA-PAJATINA-ANIMELLE-ECCCC. TARALLUCCI E VINO E CONTORNO CON MENESTRELLO ROMANO DI SINISTRA CHE DI QUESTI TEMPI è FUORI MODA

 

 GRAZIE MASSI PER TUTTO TI VOGLIO BENE

 


NUOVE PRESENTAZIONI

Pubblicato il 10:12, 04/12,2008

Probabile presentazione il VENERDI 18 ALLA FIERA DEL FUMETTO A LANCIANO (CH)

Giovedì 8 Maggio DIRETTA RADIOFONICA AL PROGRAMMA LA LUNA ED IL FALO' SU RADIO LOCALE DI ROMA

 

Mercoledi 21 Maggio presentazione A ROMA CAFFE' CULTURALE DELL'800

IN VIA S.GIOVANNI IN LATERANO

 

 

 

 

Oggi Schiullo impiccati


E' SU YOU TUBE IL VIDEO DELLA PRESENTAZIONE A CASTELLINA

Pubblicato il 23:33, 03/27,2008

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SABATO 22 MARZO ORE 18 PRESENTAZIONE A CASTELLINA

Pubblicato il 22:12, 03/11,2008

Il 22 marzo vi aspetto all'ecomuseo dell'alabastro per la presentazione nel mio paese interverranno tutti gli attori della Officina della Memoria con la partecipazione speciale di Claudio Neri regista teatrale ed il sindaco Manolo Panicucci. Un ringraziamento speciale va ad Alessandro Scarpellini che non potrà essere presente.

Reading musicale del grande Umpi

Vi aspetto un abbraccio


MARTEDI' 11 ORE 9.40 IN DIRETTA SU RADIOSTOP 96.3

Pubblicato il 23:20, 03/07,2008

Martedì mattina sveglia all'alba per intervista in diretta su radio stop  anche se l'ora non è il massimo( credo che morirò di sonno) è una bella soddisfazione

 

 

ascoltate le cazzate che dico grazie


E' IN VENDITA..........................

Pubblicato il 06:44, 02/19,2008

Per acquistare il libro:

www.ilfiloonline.it su ordina...

oppure in libreria:

TITOLO: FUORI DA DENTRO

CASA EDITRICE: IL FILO

DISTRIBUZIONE: MURZIA


PRESENTAZIONE BOLOGNA 8 MARZO 2008 ORE18

Pubblicato il 19:14, 02/14,2008

AL NESSUNDOVE alle ore18 del 8 marzo 

Via s.tommaso dal mercato n.1/c bologna

(Una traversa di via dell'indipendenza, dalla stazione verso P.zza Maggiore la terza a sx dopo il parco della Montagnala)

 

REEDING MUSICALE : di Ezra the Desert

Presentazione di: Dario Stefanoni


foto di copertina

Pubblicato il 00:24, 02/09,2008

Foto di Canepa Alessio


Questo sono io

Pubblicato il 00:11, 02/09,2008

retro libro

la foto retro copertina di Canepa Alessio che non sarà mai stampata


INTRODUZIONE DI ALESSANDRO SCARPELLINI

Pubblicato il 00:00, 02/09,2008

      "Ballate con i lupi e contate le stelle

incluse quelle invisibili

(Lawrence Ferlinghetti, Cos'è la poesia):

                                        

    Dario è un viaggiatore, si tuffa col corpo e con la mente in tutti i colori del mondo… anche in quelli della notte, della malinconia, della confusione, del caos.   Cerca la verità (che forse non esiste), il senso della vita, la voce di Dio (anche se si crede ateo) in luoghi diversi ed altri, nella follia, nell’altro mondo (anche se non sa da quale parte sia).   Spera forse che un soffio di vento riveli in una lingua chiara od oscura la ragione segreta di vivere od esistere… che si nasconde nelle cose di tutti i giorni, in uno sguardo, nell’amore, nell’abisso e nel cielo dei pensieri, nella malinconia, nell’allegria di una trasgressione, nella bestemmia pronunciata per bisogno di dolcezza, nella quotidianità di cui siamo responsabili e prigionieri.   Forse ha ragione Camus, quando, nelle prime pagine di “Il mito di Sisifo”, rivela che la domanda essenziale, la sola domanda che ha ragione di essere, è se la vita vale la pena di essere vissuta o negata.   Castellina è uno strano, suggestivo e quieto posto sulle colline, ha davanti al mare e alle spalle boschi di grandi e giovani alberi che il vento a volte sferza o accarezza. Se vai alla terrazza davanti al municipio, nelle giornate che non sono coperte da nebbia o velate da foschia, riesci a vedere lontane la Gorgona e la Capraia, talvolta persino i monti della lontana Corsica. In certe giornate il mare pare un pensiero che non finisce e non è limitato da orizzonti, linee che separano il cuore dal corpo. Qui, dalle viscere della terra, i cavatori, che a volte avevano i polmoni pieni di polvere bianca,  estraevano alabastro per le case dei ricchi.   A Dario piace varcare le Colonne d’Ercole del pensiero, avventurarsi in terre sconosciute dove forse s’erge Atlantide o l’Isola che non c’è. E’ un sognatore.   L’inquietudine, purtroppo o per fortuna, non ti fa accontentare del verde diverso dei boschi, dei declivi rocciosi, del sole che ti tocca e ti prende, del vento che soffia, della vista di spazi di mare e di terre lontane, ma ti spinge verso altri luoghi di te e del mondo.   Cerchi la risposta a domande che sai solo sillabare, pronunciare con voce incerta e di cui ancora non conosci la profondità, e, nello stesso tempo, hai dentro te la percezione che da qualche parte ci sia una  gioia nascosta, una musica vitale, un’armonia sepolta e sommersa.   Guardi le orme lasciate nella strada percorsa e vai verso un altro futuro, un futuro che non vorresti uguale a quello che pensi.   Persino la scrittura di Dario è un errare fra la parola aspra e tagliente, a volte dissacrante e ribelle, e quella ritmica / armonica di una poesia più tradizionale legata alle rime o alle assonanze. E’ come il filo dell’esistenza che a volte si intriga, si impiglia, si contraddice, si nega, si confonde, si imbroglia, si sfibra, si smarrisce…   Pare alla ricerca di un’armonia, di un accordo, di una canzone nascosta nella materia, nello scorrere delle ore e nel passare dei giorni che sembrano uguali.   Esistere non è facile per un inquieto e un sognatore in un paese tranquillo dove tutti si conoscono e dove si sa cosa accadrà il giorno dopo.   Lui cerca di esprimere il disagio dell’anima e la ricerca della bellezza, è un mare nero pieno di stelle che brillano lontane.                                                                    Alessandro Scarpellini


PREFAZIONE DI PAOLA SANTAMARIA

Pubblicato il 23:56, 02/08,2008

Dario Mannari con la sua silloge “Fuori da dentro” crea una raccolta poetica di ampio respiro. Ne emerge un autore fortemente calato nella realtà in cui vive, che scrive partendo non soltanto da un suo monito interiore, ma da un’acuta osservazione dei vari aspetti della vita quotidiana. Racconta e ci fa vivere a pieno e senza pudori il suo mondo, le sue avventure, le sue emozioni. Si serve di parole forti con la stessa facilità con cui, poi, si avvale di termini più tenui e delicati. Crea, con la mano delicata di un pittore, quadri rabbiosi e, nello stesso tempo, soffusi dipinti in un tempo indefinito.Partendo da una riflessione sul suo paese, arriva, poi, ad un’analisi sempre più ampia della società odierna. L’orizzonte è un chiaroscuro Mentre la luna paziente percorre il suo carruggioA sinistra il solito ambiente confusionarioA destra gli animali s’intrufolano nel loro lotoSiamo in alto quiQuasi fuori dal mondo.Vento costante,nastro trasportatoredi pensieri anarchici,in menti intrise di alcol (Castellina) È il luogo in cui vive, il suo piccolo mondo. In pochi versi riesce a tratteggiarne una panoramica completa. Apre con due romantici versi che c’introducono alla bellezza del posto. Ci fanno percepire la tranquilla atmosfera serale di un ambiente rurale, lontano dai rumori cittadini, dove l’orizzonte è inghiottito dai palazzi e la luna, spesso, non si riesce neanche a scorgere.Dopo aver dispiegato lo sfondo, l’autore ci introduce, conducendoci per mano, nel vero e proprio ambiente, rendendoci protagonisti. Possiamo nitidamente vedere intorno a noi, gli animali, così come le persone. Ed allora un commento preciso, diretto al lettore: “Siamo in alto qui / Quasi fuori dal mondo”. La percezione che abbiamo avuto già dai primi versi è concreta adesso. È un luogo silenzioso, surreale, mistico. Accompagnato da un vento costante, un vento che porta anarchici pensieri… Quali saranno questi pensieri… e perché le menti sono così intrise di alcol… Mannari non lo specifica… Lascia aperta la suggestione, lascia che sia il lettore a continuare con la sua mente questa visione delicatissima, lascia che il lettore sia ancora trasportato sulle ali della leggera brezza, circondato da un sole al tramonto… Vuole che l’emozione lieve, ma intensa, che si è creata vada oltre i versi, continui anche dopo che si è finito di leggere… Un delicato filo sottile sospeso in un cielo al tramonto, illuminato da una pallida luna e tenuto in equilibrio da un vento costante, ma non invadente… Se nel descrivere il suo paese Mannari usa dei toni così soavi e delicati, non si può dire lo stesso quando il suo pensiero si allarga all’intera nazione:  Camera a gasDi percorsi tumefattiDall’ipocrisia costituita Orribili servigiNon provengo dal cuorePene del dittatore […] (Italia) L’incipit è duro, durissimo, improvviso. Il titolo è semplice, essenziale, Italia, e non dà modo di presagire subito un’accusa così feroce. “Camera a gas”, un posto dal quale non si può fuggire, e che, tuttavia, soffoca, soffoca lentamente, esalando vapori nocivi per l’essere umano, per noi, esseri umani che viviamo e siamo costretti a respirare ciò che ci fa male e ciò che non vogliamo. Non riusciamo a scappare o, forse, non possiamo, assistiamo impietriti all’ipocrisia che ci circonda, lei stessa creatrice di quest’aria irrespirabile. Assistiamo a cose orribili senza riuscire a fermarle.Ed ancora:  […] Una ragnatela di percorsi obbligati,di percorsi paralleli,coppie di orsi riso sorrisosotto occhi appannatipenati dal cuore (Italia) Non c’è via d’uscita, la strada è già segnata, è una strada contorta, e, per di più, è uguale per tutti. È una strada senza speranza, tracciata da chi muove i fili ed è fuori da tutto ciò, è fuori dalla sopravvivenza quotidiana, ma è causa di essa. Sono parole forti, tristi, quelle scritte da Mannari che evidenziano una tristezza profonda, ma anche una speranza che questa tristezza diventi reazione, che si riesca a comprendere la strategia del ragno e sconfiggerla, liberandosi da tutti i fili esistenti. La rabbia per l’ingiustizia della società è una caratteristica che cresce nell’arco del lavoro dell’autore e trova il suo culmine nella poesia finale, epilogo di questo percorso sociale.Come aveva già fatto per le due poesie analizzate precedentemente, anche nell’epilogo l’autore utilizza un titolo composto da un’unica parola, laddove in altre occasioni non si esime dall’utilizzare titoli anche molto complessi. I luoghi parlano da soli, non c’è bisogno di circondarli di inutili orpelli. Sai solo apparireCon il tuo voler dimostrareTi ha applaudito il mondoEd ha sperato nel tuo ritorno […] Per la libertàChe mai esisterà,Sventola la fiaccola, statua scolpitaSperanza, che tu sia la sola a rimanere in vitaUn’arma chiunque porta in compagniaMigliaia di poveri arrancano nella via […] Sguardo nel vuoto e sono persoUno se ne va e l’altro è elettoE noi… noi continueremo a versare Delle lacrime per i giustiziati al di là del mare (America) Non importa cosa pensiamo o facciamo noi, l’ingiustizia continua sotto scroscianti applausi. Noi possiamo soltanto piangere e piangere, sperando che le nostre lacrime non vadano disperse nel mare…                                                                                                                        Paola Santamaria